Realizzato da: Riccardo Scotti - riccardoscotti@gmail.com

 

Arte


















          Al suo interno molti sono gli importanti affreschi Medievali presenti che vanno dal secolo XII al secolo XV e di diversi autori:

          «La decorazione dell’abside sinistra è attribuita ad Hans Clemer (1480 – 1512) e alla sua scuola, che la eseguì verso l’inizio del 1500. Vi erano raffigurati quattro Santi, oggi ne sono visibili solo due; al centro vi è un ottocentesco Memento mori. Nel catino absidale è affrescata l’Incoronazione della Vergine, sormontata, all’esterno dell’arco, dall’Annunciazione. Il colore è quasi del tutto scomparso, è rimasta la sinopia, il disegno preparatorio, che presenta qualche campitura color ocra e tratti grigi dell’intonachino. Fu eseguita a tempera, quindi a secco, in seguito ricoperta con calce che “bruciò” i colori. Vi sono tracce di interventi antichi con mordenti sui volti delle figure, che hanno ulteriormente danneggiato l’opera.» (Angela Crosta – G.A.Torinese)

          Tra l’absidiola sinistra e l’abside grande centrale una figura molto rovinata di Santa Lucia(?), si presume del pittore Ajmone Duce (Dux Aymo).














          L’abside centrale riporta un affresco con san Nicola la Madonna con Bambino e san Giovanni Battista attribuiti al pittore Giorgio Turcotto (1450 – 1543?). in basso san Bernardo e san Sebastiano (di ignoto pittore che risente degli influssi francesi) e forse, coperti di calce si presume altri affreschi. L’altare rimaneggiato nell’800 con finti marmi oggi ha perso il suo valore originale che speriamo di ritrovare.


















          Sopra l’altare maggiore era posizionato un grande crocifisso ligneo che oggi manca dalla chiesa. Il crocifisso medievale del XIII secolo, di grandi dimensioni (la croce misura 2,6 metri in altezza e 1,8 in larghezza), con Cristo a grandezza naturale, è stato dato in custodia al Comune e successivamente alla Chiesa Parrocchiale di san Michele. Non si può restare indifferenti di fronte all’espressività plastica della sofferenza ben realizzata dall’autore tutt’oggi ignoto, originariamente portava una parrucca, oggi andata distrutta. Fu restaurato nel 1960 e ora si spera che dopo il restauro della chiesa torni nella sua sede originale.



















          Tra l’abside centrale e l’absidiola destra un affresco rappresenta san Pietro, stupenda e vivida raffigurazione con il manto di un giallo brillante e la tunica bianca, deturpato dai fori eseguiti nel secolo XlX per adattare un’alta balaustra, poi rimossa.













          L’abside destra la più integra è del tutto ricoperta di affreschi di vari autori del XIV e XV secolo e presumibilmente molte sono le opere dipinte dai monaci stessi. Nel semicilindro, da destra si possono scorgere: san Cristoforo, san Giovanni Battista, Cristo dolente, santa Petronilla vestita alla romana con un libro e chiavi  (era la figlia spirituale di san Pietro) e una stupenda Madonna con Bambino (di un artista di scuola monregalese) del XV secolo. Nel catino Cristo Pantocratore consegna le chiavi a san Pietro. Nell’arco una bella crocifissione con ai piedi san Pietro (che presenta le stesse decorazioni eseguite nel vestito della Madonna delle Grazie sul pilone ora situato nel Santuario, del secolo XIV) e santa Petronilla.


          Anche le pareti laterali riportano, in modo discontinuo e a volte ricoperti di calce e scritte mortuarie, vari importanti affreschi di varie epoche e di vari autori, queste arricchiscono ancor più il valore artistico della basilica.














          Sulla parete nord, a figura intera: san Giovanni Evangelista, san Maurizio (di incerta interpretazione, il Galletto l’attribuisce al Beato Umberto di Savoia), sant’Antonio da Padova (forse san Benedetto successivamente rivisitato), san Giovanni Battista, san Antonio Abate. In alto la madonna del Carmine con ai piedi san Pietro, sant’Antonio Abate e santa Petronilla(?). Da scoprire dalla calce la stupenda Pietà e il san Francesco.


          Sulla parete sud san Francesco e san Carlo Borromeo(?) in preghiera davanti alla Madonna con Bambino di ottima fattura.



















          Molti affreschi sono danneggiati da antichi graffiti per il passaggio degli eserciti che ivi soggiornarono, come l’esercito francese (i soldati incisero figure di galli e gigli) e quello dei Savoia (incisero croci e stemmi). Ma ci chiediamo: Quanto e quanti affreschi ancora ci riserverà il suo restauro?


          Nelle mura della Chiesa si possono vedere frammenti in marmo risalenti ad epoca romana (ben visibile un frammento con epigrafe di epoca traianea). L’iscrizione sulla porta d’ingresso, riporta la scritta «1021» in cifre arabe. Le scritte arabe vennero utilizzate in Italia non prima della metà del XIV secolo, si presume quindi, sulla base di vari elementi, che la scritta sia del ‘700 quando divenne chiesa cimiteriale. Alcuni affermano che tale scritta poteva già essere posta sul vecchio portale prima dell’abbatimento, perché i numeri romani erano noti ai monaci Benedettini ai quali spetta appunto il merito di averli introdotti al principio del secolo XI.



















          Il pavimento in cotto è stato quasi del tutto distrutto dal tempo, ma soprattutto dal cattivo utilizzo dell’ambiente sacro. Sono visibili sia sul lato dell’ingresso che su quello opposto due porte ad arco, oggi murate. Dal lato del campanile, dove si trova l’attuale ingresso, è molto probabile che si accedesse nel chiostro del monastero, si suppone che dal lato opposto introducesse al cimitero dei monaci e agli orti.














Architettura



















planimetria della chiesa, arch. Enrico Gallo, 2014


         La chiesa a pianta pressoché quadrata, segue lo schema basilicale con tre absidi sul fronte di levante. La costruzione è caratterizzata da materiale frammentario, prevalentemente disposto a spina di pesce, con cotto misto a pietra di torrente.

         La basilica non è voltata e presenta una copertura a capanna con orditura principale composta da tre capriate, che poggiano sui muri perimetrali e sui quattro pilastri ancora presenti (due inglobati nella parete di ponente), e sorregge un manto in coppi. Nel prospetto nord la muratura perimetrale è delimitata da paraste ed è divisa in cinque campiture da lesene a sezione rettangolare. Nella quarta campitura si legge la presenza di un portale laterale con un arco ogivale (ora tamponato). Il prospetto sud presenta una più disordinata apparecchiatura muraria, probabilmente per la presenza del campanile ormai demolito e l’inserimento della nuova entrata.

         L’abside centrale e quelle laterali sono delimitate da lesene che ne seguono la curvatura e poggiano su basamento continuo. Il coronamento è costituito da cornice decorata e da una fascia superiore con filari di laterizi. Ognuna delle absidi ha delle monofore a doppia strombatura (alcune tamponate) con arco a tutto sesto. Gli affreschi che si possono ammirare all’interno della struttura romanica sono  ben illuminati dalle monofore presenti sul fronte di levante, da una ampia finestra sul prospetto di ponente e da due aperture a sud.




San Pietro Chiesa ORIENTATA


           La chiesa di San Pietro è una chiesa Orientata. Agli albori del cristianesimo era diffusa la tradizione di orientare le Chiese verso la direzione cardinale EST (Versus Solem Orientem), la direzione sacra legata al nascere del sole. È dimostrato che dal II secolo in poi le chiese erano progettate con l’abside orientata ad Est. L’ingresso principale era quindi posizionato sul lato occidentale, in modo che i fedeli entrati nell’edificio camminassero verso la luce.

          Nessuno dei luoghi di culto medievali sorse secondo criteri casuali. La rigorosità nell’orientazione andò decadendo attraverso i secoli.

          Le chiese costruite prima del 1500 sono caratterizzate da una orientazione molto accurata, mentre dal 1500 in poi l’orientazione diviene meno precisa fino ad arrivare al 1700 epoca in cui i luoghi di culto tendono ad essere orientati in maniera quasi casuale, fino ad essere completamente ignorata.





Abbazia della Novalesa nel periodo di San Pietro














           All’inizio del secolo X tutto fa prevedere un futuro roseo. Ma un avvenimento viene a sconvolgere ogni progetto. Verso il 906 una schiera di saraceni, spingendosi dal Frassineto (presso l’attuale Saint Tropez) punta sull’abbazia di Novalesa. Saputo del grosso pericolo che correvano, l’abate Donniverto con la maggior parte dei monaci si mette in salvo a Torino, presso la chiesa dei SS. Andrea e Clemente (l’attuale Consolata), portando con sé gli oggetti più indispensabili e i codici della biblioteca. I Saraceni saccheggiarono, appiccarono il fuoco agli edifici e uccisero i monaci rimasti.

         Fortunatamente i profughi trovarono il favore del Marchese di Ivrea, Adalberto che offrì loro le corti di Breme e di Policino in Lomellina. Qui, probabilmente durante il governo dell’abate Belegrino (955-972) si trasferì la maggior parte della comunità. Passata la burrasca, anche il monastero di Novalesa fu riaperto, ma solo come casa dipendente da Breme. Senza più Abate ma con un Priore.

         Oggi parte di ciò che rimane dell'antico Monastero di Breme è adibito a Municipio della città.




Bibliografia



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- Cenni Storici e Documenti sul Santuario della B.V. delle Grazie di Cavallermaggiore. 1ª ed. Savigliano, Bressa, 1896, pagg. 30; 2ª ed. Savigliano, Bressa, 1900, pagg. 63; 3ª ed. Savigliano, tip. Saviglianese, 1926, pagg. 99.

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- Per i quattrocento anni della “Misericordia” 1579-1979. Ed. del Comitato Permanente per la tutela del Patrimonio Culturale Cavallermaggiore, 1980.

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- La confraternita dei Battuti Bianchi. Savigliano, Ed. Gribaudo, 2001.

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- Cavallermaggiore fra storia e leggenda. Ed. autogestita dalla scuola media “L. Einaudi” Cavallermaggiore, 1995.

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- I Segreti Solari di una Abbazia Cistercense. Savigliano, Ed. Gribaudo,1995.

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- Rivolti al Signore. L’orientamento nella preghiera liturgica.

Galante Garrone G. a cura di.

- Hans Clemer, il Maestro di Elva. Ed. C.R.T. Torino, 2002.

Franco L. Carena, Enrico Gallo, Domenico Racca.

- Cavallermaggiore Chiese. Ed. MILLE, Torino 2014. www.edizionimille.eu



















Siti che parlano della Chiesa di San Pietro in Cavallermaggiore


www.comune.cavallermaggiore.cn.it

www.archeocarta.it

www.visitterredeisavoia.it

www.ghironda.com

www.piemonteitalia.eu

www.bibliotecafossano.it

www.fondazione-isper.eu

www.abbazianovalesa.org

http://www.fondazione-isper.eu/Chiese_Piemonte/index.html

 

Chiesa di San PIETRO

Sancti Petri in Vinculis

secolo X

Cavallermaggiore CN


Storia












          La Chiesa di San Pietro di stile romanico risale al secolo X, ricca di affreschi è la più antica e la prima parrocchia di Cavallermaggiore. Situata all'esterno delle mura medievale che cingevano l’abitato, veniva chiamata anticamente “fuori le mura”. La storia vede Arduino Marchese di Susa concedere nel 969 alcuni fondi agricoli situati in Cavallermaggiore ai monaci Benedettini del monastero della Novalesa (Susa) detto poi Bremetese in seguito alla distruzione del monastero da parte dei Saraceni e alla fuga dei monaci, prima in Torino poi a Breme in Lombardia. La donazione del Marchese di Susa venne in seguito confermata dagli imperatori Corrado II (di Franconia detto il Salico, 990–1039), Arrigo III (Enrico III di Franconia detto il Nero, 1017–1056), Arrigo IV (Enrico IV di Franconia, 1050–1106)  e Ottone IV (di Brunswick, 1175–1218), nonché dai Papi Benedetto VIII (?-1024) 143º papa, Innocenzo II (?-1143) 164º papa ed Eugenio III (1080–1153) 167º papa (V. Terraneo, Bollario Romano). La Chiesa, costruita dai Benedettini, si presume sia stata riconosciuta parrocchia di Cavallermaggiore verso il 1021.                                                                                    


          Dopo 500 anni di amministrazione da parte dei monaci, nel 1511 il Marchese di Romagnano: Ajmone, fa costruire nel centro cittadino a proprie spese l’attuale chiesa di San Michele su una cappella già dedicata a San Michele, dove suo figlio Antonio era priore, e su una parte del castello abbattuto definitivamente nel 1590 (Archivi Comunali). Infine richiede alla Santa Sede di trasferire la Parrocchia di San Pietro (definita vecchia, angusta e scomoda) ovviamente con tutti i benefici e tutte le proprietà, in San Michele. Papa Leone X (1475-1521) 217° papa, con bolla del 16 febbraio 1512 (archivi Camerali) ne concede il privilegio malgrado le proteste dei monaci della Novalesa che, qualche tempo dopo, devono abbandonare Cavallermaggiore.




















          È molto probabile che il monastero dopo l’abbandono dei Benedettini sia stato affidato ai Francescani che vi dipinsero (o fecero dipingere) due grandi  rappresentazioni di san Francesco del secolo XVII (una di queste è quasi completamente ricoperta di pitture mortuarie). Si presume che sia stato definitivamente abbandonato nel 1642 quando i francescani in seguito alla donazione da parte della Famiglia Caramelli eressero il loro grande convento tra via Bra e il Martinetto. Il monastero dei Benedettini della Novalesa fu quindi abbattuto per recuperare il materiale edile.



















          Probabilmente, sul finire del 1600 anche le Carmelitane, che stavano erigendo il loro convento nel centro di Cavallermaggiore, vi fecero dipingere, per il prestigio che ancora la Chiesa di San Pietro esercitava, l’icona della Madonna del Carmine che ammiriamo sulla parete nord al di sopra dei cinque santi. 


          Dopo l’abbattimento del monastero, San Pietro divenne semplice chiesa devozionale, ma nel XVIII secolo per ampliare il cimitero circostante venne notevolmente ridotta eliminando la sua parte iniziale e la facciata (circa metà della chiesa) con il risultato di lasciare una finestra nella parete di fondo che ha favorito il danneggiamento dell’insieme. Abbattendo il campanile fu spostato l’ingresso sulla parete laterale, per poter delimitare con mura il perimetro del cimitero e fu ridotta a chiesa cimiteriale. Durante quel periodo iniziò il rimaneggiamento delle pitture applicando alle pareti lapidi in marmo o dipingendo a secco le lapidi con le conseguenti scritte per ricordare i morti. Il cimitero fu attivo fino al 1887.















Interno, M. De Bernardi, 1844


          Forse proprio per aver trasferito la Parrocchia, quello che ancora resta della Chiesa di San Pietro si è conservato pressoché integro nel suo valore artistico, storico e mistico.